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domenica 10 ottobre 2010

Inception

Titolo: Inception
Anno: 2010
Con:
Leonardo DiCaprio: Dominic "Dom" Cobb
Ellen Page: Arianna
Tom Hardy: Eames
Ken Watanabe: Mr. Saito
Dileep Rao: Yusuf
Cillian Murphy: Robert Michael Fischer
Tom Berenger: Peter Browning
Pete Postlethwaite: Maurice Fischer


Thriller psicologico sottile e futurista. In un mondo di superprofessionisti del furto la cosa più preziosa e difficile da rubare sono le idee, le cose più semplici, radicate e potenti dello scibile umano. La base dell'integrità dell'individuo stesso, i suoi segreti più reconditi, la chiave di volta della sua intera psiche.
Grazie a una tecnologia sviluppata dai militari è possibile, nei cosìddetti "sogni condivisi", frugare ogni meandro della psiche della vittima cui è stato indotto un sonno anestetico.
Dominic Cobb, il più noto e abile "estrapolatore", vive dei sogni che crea. Distrutto dalla perdita della moglie (Mal) che domina incontrastata il suo subconscio per ragioni che solo la di lei nemesi, Arianna, riuscirà a portare alla luce del giorno. Fuggitivo e lontano dalla sua famiglia e dalla sua casa è un uomo più solo e disperato di quello che ai suoi colleghi vorrebbe far trasparire.
La vicenda può essere interpretata con differenti chiavi di lettura. La più forte, quella suggerita dal regista, mette in dubbio la realtà stessa in cui lo spettatore viene rimbalzato, la mente di Cobb.
Scatole cinesi, equilibri precari, visioni oniriche, realtà ipotetiche e tanta adrenalina. La pellicola mette a dura prova anche le menti più sottili e i solutori più abili, ponendoli di fronte a eterni paradossi, ombre cinesi e giochi degli specchi. Di chiara ispirazione fantascientifica e filosofica : come accostare Matrix e George Berkeley con leggerezza e un pò, se vogliamo, di ingenuità.
Una regia attenta e una fotografia in grande stile Hollywoodiano, con sequenze iperboliche e luci innaturali. Per certi aspetti molto simile a Shutter Island (le "scatole cinesi", la dimensione del sogno, il potere del subconscio) ma anche diametralmente opposto: l'architetto del sogno possiede le capacità di un dio e il pieno controllo di ogni angolo della realtà. Il dilemma di fondo è sempre presente: quale realtà?
Purtroppo so di non essere stato chiaro come avrei voluto, ma questo film è molto difficile da "raccontare". Avere a che fare con categorie confuse e dai contorni vaghi come quelle della dimensione onirica rende ogni parola un macigno che allontana le immagini e il loro potere dalla nostra mente. Guardatelo






lunedì 20 settembre 2010

La solitudine dei numeri primi

Titolo: La solitudine dei numeri primi
Anno: 2010
Soggetto: Paolo Giordano
Con:
Luca Marinelli: Mattia Balossino
Martina Albano: Alice da bambina
Arianna Nastro: Alice da adolescente
Tommaso Neri: Mattia da bambino
Vittorio Lomartire: Mattia da adolescente
Giorgia Pizzo: Michela da bambina



Uno schiaffo. Questo film è una sferzata di emozioni crude, presentate senza alcun filtro. Come la testa di San Giovanni divelta dal collo e presentata su un piatto d'argento a Salomè. Una tela del Caravaggio fatta di ombre e toni cupi corredata da musiche sempre poste a sottolineare la debolezza della psiche umana, in questo caso, dello spettatore. E' un film bellissimo, denso e lirico, il canto del cigno di un poeta misantropo e triste. Un film angosciante, fatto di cruda fantasia e triste realtà, intrappolato nelle gabbie della limitatezza della psiche umana. La trama è un "blinking" continuo di flash tra presente, passato e futuro, in cui la percezione è quella di una pericolosa e incerta commistione tra cause ed effetti. I sogni e le visioni oniriche di Alice sono il collante emotivo tra tutto questo: la scena nell' hotel in cui gli sciatori recitano i numeri primi, il discorso nuziale di Viola, i sogni e le visioni frequenti legate alla malattia di lei, alla sua solitudine, alle sue paure.
I numeri primi, così affascinanti e così isolati: lontanissimi uno dall'altro, se non fosse per quelle coppie di numeri primi vicini, come il 2 e il 3. I nostri "Numeri Primi", Mattia e Alice, non arriveranno a toccarsi mai, vivendo le loro vite terribili e speciali in una spirale di incomprensioni e irrequietezze, al limite tra la pura follia e la genialità, al limite tra il cinismo, la debolezza umana e la malvagità, al limite tra il senso di colpa e il masochismo. Il film è teso, duro, irrazionale ma freddo nel presentare vite invivibili, così lontane dalle nostre poltrone e dai nostri pop-corn, così inadatte alle nostre menti deboli e ordinarie. Mi ha profondamente angosciato e sconvolto, con la sua intensità e con i scuoi artefatti comunicativi ineccepibili.


giovedì 19 agosto 2010

Splice

Titolo: Splice
Anno: 2009 (rilasciato in italia a partire dal 13/0/10)
Con:
Adrien Brody: Clive Nicoli
Sarah Polley: Elsa Kast
David Hewlett: William Barlow
Abigail Chu: Dren da bambina
Brandon McGibbon: Gavin Nicoli
Simona Măicănescu: Joan Chorot

Da dove iniziare? I lati positivi, anche se ne avrò per poco: la fotografia. ho notato una particolare cura per l'ambientazione in netto contrasto tra la vita professionale dei protagonisti (computer di ultima generazione, tecnologia di altissimo livello ecc. ecc.) e la loro vita personale. Il tutto si riassume nella scena in cui Elsa ritrova la propria camera di quando era bambina "come l'aveva lasciata". Belle le luci: man mano che la tensione aumenta, si passa dalla luce artificiale e asettica dei neon dei laboratori ad un' ambientazione in esterno notturna e crepuscolare. Alcuni tagli da regista Francese depresso e una recitazione di alto livello: Brody riesce ad essere quasi sempre credibile.
Tutto quello che ho scritto non giustifica assolutamente la pessima trama che sembra uscita da un b-movie di scarto. Ed. Wood probabilmente avrebbe fatto di meglio. Non c'è qualche pecca che rende la narrazione poco sinuosa o che ne limita la comprensione: non c'è omogeneità e strutturalità nel costrutto narrativo del regista.  I due scienziati protagonisti (Clive ed Elsa) lavorano ad un progetto di splicing (letteralmente unire, mescolare) del DNA di svariate creature, tra cui Elsa stessa. Un fruitore di film di fantascienza e fantagenetica si aspetterebbe la nascita di una creatura molto potente che minaccia la specie umana: come in X-Files, Leviathan, La cosa ecc. ecc. Invece il momento che dovrebbe segnare una svolta nella narrazione si fa attendere: arriverà solo verso la fine del film, quando Clive e l'ormai adulta Dren (la chimera cresce a ritmo forsennato, come Solomon Grundy) fornicheranno e gli "scienziati" piangendo si renderanno conto di aver stravolto le regole del gioco. Il film termina, dopo questa perla, con un'altra sequenza di atti osceniumanamente e cinematograficamente parlando, e non riesce proprio a evitare il clichè dell'essere semiumano straordinariamente potente e vendicativo che feconda e uccide tutto quello che trova.
Non buttate il vostro tempo con questa pellicola, priva di gusto e di slancio. Un film che peggiora con il passare del tempo e che proprio non vuol saperne di rimanere un film mediocre: con l'ultima mezzora di violenze, incesti e psicologia da quattro soldi si qualifica il per ora peggior film di questo blog.







lunedì 16 agosto 2010

The Road

Titolo: The Road
Anno: 2009
Regista: John Hillcoat
Soggetto: The Road, Cormac MaCarthy
Con:
Viggo Mortensen
Kodi Smit-McPhee
Michael K. Williams
Robert Duvall
Guy Pearce
Charlize Theron

Un film tristissimo, d'impatto e struggente. Nelle scene è insita una certa dolcezza, legata all'incertezza per il futuro della razza e all'amore incondizionato che ogni essere umano, volente o nolente, prova per il proprio "ospite" (non siamo forse noi dei parassiti per la terra?). Il film catapulta i propri personaggi in un mondo devastato da una imprecisata catastrofe. La maggior parte degli esseri umani è deceduta da anni, il cibo scarseggia e la natura è inclemente; le possibilità di sopravvivere sono effimere e ogni segno di civiltà è cancellato. In una terra in cui non si può ambire ad altro se non a morire senza essere preda di altri uomini (per lo più dediti al cannibalismo), deviati moralmente e che dell'uomo non hanno nulla se non l'aspetto esteriore.
Padre e figlio (Viggo Mortensen e Kodi Smit-McPhee) viaggiano verso sud nella speranza di incontrare una natura più clemente, nella speranza di trovare del cibo. Lottando ogni giorno per non morire di fame e per non incontrare una fine dolorosa. Quello che rende questo film interessante è il clima della narrazione; gli eventi, le azioni faticano a spiccare le une sulle altre fino alle ultime scene; quella che potrebbe sembrare, dalla mia descrizione, una narrazione degli eventi piatta è invece un costante ed estenuante viaggio emotivo per lo spettatore. La tensione nel film è sempre tenuta al massimo livello accettabile, la paranoia del padre in contrasto con la buona fede e l'innocenza del bambino contagia lo spettatore. Confesso che questo film, splendido, mi ha gettato nello sconforto. E' una bellissima pellicola. In Italia la sua distribuzione è stata addirittura bloccata e posticipata poichè il film era ritenuto "troppo deprimente".
Una nota negativa molto influente è la bruttezza della voce del bambino nel doppiaggio italiano.

martedì 20 luglio 2010

24

Titolo: 24
Anno: 2001/2010
Stagioni: 8
Puntate: 192 (45 min ca)
Con:
Elisha Cuthbert: Kim Bauer (s. 1-3, 5, 7-8)
Carlos Bernard: Tony Almeida (s. 1-5, 7)
Xander Berkeley: George Mason (s. 1-2)
Glenn Morshower: Aaron Pierce (s. 1-7)
Dennis Haysbert: David Palmer (s. 1-5)
Eric Balfour: Milo Pressman (s. 1, 6)
Tamara Tunie: Alberta Green (s. 1)
Dennis Hopper: Victor Drazen (s. 1)

"The following takes place between midnight and 1.00 A.M., on the day of California Presidential Primary.
Events occur in real time."

Uccidere il senatore Palmer. Salvare il senatore Palmer. Sapiente unione di elementi di vita pubblica e privata dei nostri protagonisti, primo fra tutti l'agente dell' antiterrorismo Jack Bauer, la cui vita privata viene sconvolta  dal rapimento della figlia mentre si deve occupare di un caso delicatissimo e importante a livello nazionale, anzi, mondiale. Il senatore Palmer è il primo afroamericano ad avere una concreta possibilità di diventare presidente degli USA, ma la minaccia di un attentato nel giorno delle primarie presidenziali in california grava sulla sua testa. Nella sua vita privata c'è un cono d'ombra dentro il quale la sua famiglia lo ha "protetto" o tenuto all'oscuro troppo a lungo, e ora tutto questo rischia di rivoltarsi contro i suoi cari e contro la sua carriera. Aerei che esplodono, colpi di scena, false certezze, spionaggio e fughe rocambolesche nonchè la costante impressione di non essere mai fuori pericolo sono le principali caratteristiche di questa fiction ben strutturata e corposa. Avevo letto da qualche parte che fosse destinata a grandi successi eppure non lo nascondo, mi ha deluso. Non ho visto più di metà della prima serie eppure per quanto possa essere avvincente e coinvolgente non riesce a trascinarmi come altre serie. La trovata della narrazione in tempo reale è un'arma a doppio taglio: tanto geniale quanto deleterea. La serie zoppica per questo accavallarsi di eventi poco chiaro e macchinoso, che aiuta la suspence ma svilisce ogni trama. Prodigi tecnici e grande modernismo nella regia (un primo vero uso di "inquadrature interattive", accavallarsi di scene, tagli netti e movimenti di macchina serrati...) lo rendono un ottimo soggetto di studio per gli addetti ai lavori ma, ripeto, mi lascia con l'amaro in bocca.







domenica 13 giugno 2010

Burn after reading-A prova di spia

Titolo: Burn after reading-A prova di spia
Anno: 2008
Con:
Brad Pitt: Chad Feldheimer
George Clooney: Harry Pfarrer
John Malkovich: Osbourne Cox
Tilda Swinton: Katie Cox
Frances McDormand: Linda Litzke
Richard Jenkins: Ted Treffon
J.K. Simmons: Presidente CIA
David Rasche: agente CIA

Strampalata storia dal sottotitolo chiarificatore "Intelligence is relative" e, come potrete presto intuire, si parla dell'agenzia di intelligence per eccellenza: la Central Intelligence Agency, la CIA.
Intrighi di sesso e potere, routine e paranoia stravolgono la vita dei nostri protagonisti, che per una serie di equivoci da commedia plautina verranno trascinati in un turbinio di pericolosi eventi.
Tutto parte con il licenziamento di Osbourne Cox, un analista che lavora per il governo su casi a quanto pare delicati, o comunque di un certo spessore. Spessore che fa gola a qualcun altro, qualcuno che può evidentemente permettersi di far trasferire Cox con scuse infondate. John Malkovich(Cox) però non ci sta e si licenzia, dando inizio ad una spirale di autodistruzione. Mentre la moglie se la fa con Harry (G. Clooney) lui, disoccupato e depresso, cerca di depositare le proprie memorie di servizio, con nomi in codice, missioni e quant'altro. Probabilmente una noia mortale, ma un file con scritto CIA, criptato, sembra davvero quello che non è, specie in mano ai bellimbusti della palestra, Chad (Brad Pitt) e Linda (Frances McDormand).
L'intreccio è di notevole spessore, rende una storia comune una brillante commedia (dal triste finale) degli equivoci, con colpi di scena tutti da gustare, pasticci sconvolgenti e una visione disillusa su quella che è l'alta società o per lo meno la classe dirigente: avvocati, dottori e spie sono dei cretini al pari dei dipendenti della palestra, nonostante le loro buone frequentazioni, i loro diplomi a Princeton e le loro ambizioni frustrate. Un altro film che mi è piaciuto molto, inizio a ritenermi portatore di un dono speciale. A volte vorrei quasi che qualche film non mi piacesse...ma questo si chiama Masochismo in fin dei conti!





lunedì 31 maggio 2010

Le Cronache di Spiderwicks

Titolo: Le Cronache di Spiderwicks
Anno:2008
Regista:Mark Waters
Con:
Sarah Bolger: Mallory Grace
Freddie Highmore: Jared e Simon Grace
David Strathairn: Arthur Spiderwick
Mary-Louise Parker: Helen Grace
Nick Nolte: Mulgarath (voce)
Martin Short: Thimbletack / Boggart
Joan Plowright: Zia Lucinda
Seth Rogen: Hogsqeal (voce)


Questo film seppur a tratti banale e poco ricercato si rivela piacevole e appassionante, risulta simpatico all'occhio e non stanca mai grazie al buon alternarsi di momenti di tensione e momenti in cui la storia si svolge lentamente. Tutto ha inizio con la crisi famigliare dei Grace: crisi coniugale dei genitori (Helen Grace è stata lasciata dal marito, scappato con un'altra) e crisi adolescenziale e preadolescenziale per i tre figli. Delle tre pesti il più piccolo e introverso è vessato dalla sorella con il silenzioso consenso del fratello, forse troppo spaventato o occupato con i suoi libri per allearsi contro Mallory. Lo si accusa di tutto, anche di strani fatti che iniziano ad accadere nella magica casa in mezzo al bosco dove si sono trasferiti da poco i quattro. La curiosità e la cocciutaggine porteranno Jared, il più giovane dei tre, a scoprire segreti fantastici che metteranno la stabilità della famiglia in pericolo. Orchi, folletti, Silfidi e una vecchia zia pazza completeranno la storia, tòpos della "fantasia di formazione" (Narnia, Un ponte per Therabithia... )
Le cronache di Spiderwicks come detto sopra risulta un film gradevole, ottimo sia per i ragazzi che per gli adulti che vogliano tornare a commuoversi con storie di avventura e magia. A differenza di Lemony Snicket lo vedo meglio per un pubblico di ragazzi/adolescenti, per la sua semplicità e per il tipo di intreccio, meno complesso, anche per via dell'assenza della voce narrante(caratteristica di LS).
Buona visione!




domenica 21 marzo 2010

The Big Bang Theory

Titolo: The Big Bang Theory
Anno: 2007/?
Stagioni: 3?
Durata: 20 min
Produzione:Warner Bros. Television & Chuck Lorre Productions
Con:
Johnny Galecki: Leonard Hofstadter
Jim Parsons: Sheldon Cooper
Kaley Cuoco: Penny
Simon Helberg: Howard Wolowitz
Kunal Nayyar: Rajesh Koothrappali

"...Soft Kitty
Warm Kitty
Little Ball of Fur..."


Divertente e sagace sitcom che incentra il fulcro narrativo sulle vicende di quattro amici NERD (sfigati da computer) e sul loro rapporto con il mondo. All'insegna di questa strana interazione l'episodio pilota descrive con puntuale comicità l'incontro di due dei principali protagonisti con la nuova, bellissima e normalissima vicina di casa. Leonard e Sheldon sono dei fisici teorici schifosamente geniali e lavorano per l'università della California. Penny, la nuova vicina, è una ragazza dell'Oregon che sogna di fare l'attrice e lavora come cameriera in un ristorante chiamato "Cheescake Factory". I due migliori amici dei nostri fisici sono un ingegnere ebreo, depravato con qualsivoglia creatura femminile e dallo spiccatamente morboso rapporto con la madre (Howard Wolowitz) e un Astrofisico Indiano, soggetto a mutismo selettivo: Rajesh Koothrappali infatti non parla con le donne, a meno che non sia ubriaco.
Le vicende, al limite della credibilità sono molto divertenti, i personaggi abili e magistrali nella loro goffaggine e totale inettitudine nei confronti delle relazioni sociali. La figura di Sheldon soprattutto è sempre motivo di divertimento: ragazzo prodigio e futuro della scienza è esattamente una macchina, un robot. Iperrazionale e critico, le sue funzioni biologiche sono meccaniche e predeterminate, sessualmente amorfo e socialmente inquietante, con la sua puntigliosità e con le sue paranoie (germofobia, paura di volare, paura ossessiva dei litigi, disturbo ossessivo compulsivo del disordine ecc. ecc.) riesce ad essere non solo adorabilmente fastidioso e realisticamente detestabili, ma lo stesso fulcro di innumerevoli gag.
Questa sitcom, nonostante le FASTIDIOSISSIME risate registrate, si dimostra valida e pronta per un pubblico eterogeneo. Tratta con la facilità di tutti i giorni categorie discriminate dalla comicità "di tutti i giorni" solitamente più avvezze ad essere prese di mira con macchiette ed imitazioni. Gustatevela: brevi, energiche e divertentissime puntate!



sabato 13 marzo 2010

L'importanza di chiamarsi Ernest

Titolo: L'importanza di chiamarsi Ernest
Anno: 2002

Con:
Colin Firth: John (Jack) Worthing
Rupert Everett: Algernon (Algy) Moncrieff
Frances O'Connor: Gwendolen Fairfax
Reese Witherspoon: Cecily Cardew
Judi Dench: Lady Bracknell
Anna Massey: Miss Prism


Una commedia nonsense irriverente e spassosa, tratta dall'omonimo capolavoro di oscar Wilde.Che dire? Una regia abile a cogliere le più piccole sfaccettature dell'epoca Vittoriana, rievocata ad Hoc con le ambientazioni perfette e i costumi eleganti e ricercati. La forma è quella della commedia antica, con stacchi ben delineati tra una parte e l'altra: presentazione dei personaggi, peripezie, confusione e scambi d'identità, lotta dei protagonisti contro i "poteri forti" (la zia Ogasta) che impediscono ai giovani di portare a termine i propri progetti amorosi, complicità dei servi e Deus Ex Machina finale. Spero di non aver fatto confusione letterario/cinematografica ma la narrazione mi sembrava tutto sommato ricalcare con destrezza e modernità i temi sopra citati. In questo caso molti degli elementi sono puramente e volutamente grotteschi (vedi la valigia di pelle nera del Deus Ex Machina), nella storia originale questo voleva essere presumo, un attacco alle manie della borghesia inglese di ifne ottocento: attaccata ai soldi e alle regole, alle etichette e senza alcuna capacità razionale di rapportarsi con le persone e con se stessi. Il film è tagliente e divertente, come ho già detto merita molto! Non mi dilungo più di tanto poichè ritengo di non essere molto abile nella descrizione delle commedie e preferisco lasciarvi la soddisfazione di giudicare da voi!



domenica 14 febbraio 2010

La pazza storia del mondo

Titolo: La Pazza storia del mondo
Anno: 1981
Regista/Produttore/Sceneggiatore: Mel Brooks
Con:Mel Brooks: Mosé/Comicus/Tomas de Torquemada/ Luigi XVI di Francia e Jacques, il Garçon de Pisse
Dom DeLuise: L'imperatore Nerone
Madeline Kahn: L'imperatrice Nympho
Harvey Korman - Conte de Monet
Cloris Leachman - Madame Defarge
Ron Carey - Swiftus Lazarus
Gregory Hines - Josephus
Pamela Stephenson - Madamoiselle Rimbaud
Spike Milligan - Monsieur Rimbaud
Shecky Greene - Marcus Vindictus
Sid Caesar - Gunga il Capo tribù
Mary-Margaret Humes - Miriam
Orson Welles - Narratore
Hugh Hefner - Romano fuori dal Tempio di Eros
Barry Levinson - Venditore di colonne
John Hurt - Gesù
Andrew Sachs - Gerard


Comicità travolgente, slapstick e ironia metastorica per questo bellissimo film di Mel Brooks. Dopo i film di Monty Phyton e lo splendido Frankenstein Junior devo confessare che questa pellicola non mi ha soddisfatto completamente. Abbastanza acerba per una certa comicità "all'inglese", mentre troppo spesso gioca su gag e ambiguità linguistiche. Su quest'ultimo e difficilissimo terreno per la comicità (specie non in lingua) ammetto che si destreggia molto bene. Più di una scena merita di essere accostata senza timore alle più celebri sequenze di "Life of Brian" o "Love and Death" di Allen. Il film parte un po sottotono ma si rivela geniale e frizzante specie dopo la metà; il balletto di Torquemada, gli Ebrei nello spazio e la continua contrapposizione tra poveri e ricchi ("Fanculo ai poveri!", "Approvo") in maniera cinica o grottesca, rendono il film meritevole di essere visto ed apprezzato.
"I cristiani sono così poveri che hanno un solo dio. I romani hanno tanti dei, per tutte le cose; manca solo il dio della eiaculazione prematura, ma anche costui non tarderà a venire"

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lunedì 18 gennaio 2010

Se mi lasci ti cancello

Titolo: Se mi lasci ti cancello
Anno: 2004
Regista:Michel Gondry
Soggetto: Charlie Kaufman, Michel Gondry, Pierre Bismuth
Con:
Jim Carrey: Joel Barish
Kate Winslet: Clementine Kruczynski
Tom Wilkinson: Dr. Howard Mierzwiak
Mark Ruffalo: Stan Fink
Elijah Wood: Patrick
Thomas Jay Ryan: Frank
Kirsten Dunst: Mary Svevo
Jane Adams: Carrie
David Cross: Rob


Delicato e surreale intreccio di storie d'amore e ricordi. Il film inizia con un'analessi: Joel Barish sceglie di disertare il lavoro e si reca alla spiaggia di Montauk. Sul treno incontra una ragazza simpatica e appariscente: Clementine. I due si sono già conosciuti e amati, ma ora non lo sanno.
La storia dell'infelicità di una coppia stanca passa dalla tensione del loro rapporto alla distruzione totale dei ricordi, deliberatamente iniziata da Clementine a cui presto seguirà anche la cancellazione dei ricordi di Joel.
La Lacuna Inc. è una ditta che vende cancellazione di porzioni di memoria, i suoi tecnici sono già passati sotto le forche caudine dell'oblio e come vedremo, vivono il rapporto con i nostri protagonisti in maniera alterata, distorta, in un certo qual modo sfruttandoli.
L'eclettismo della regia di Gondry fa capolino anche in questa produzione, con accenti semicolti e filosofici e ammiccamenti a una fantascienza del quotidiano che spaventa i nostri protagonisti.
I sentimenti, vissuti in maniera si drammatica, ma molto personale , insieme agli intrecci tra i personaggi che andiamo man mano a scoprire, rendono il tema di questo film un'amore non banale. Un amore, se vogliamo, un po snaturato, visto in maniera disillusa ma anche romantica; la complessità dei rapporti sociali e la forza con cui investono la psiche e la razionalità dei nostri protagonisti. Ho amato questo film per la sua delicatezza, quasi quanto ho amato "L'arte del sogno" e per la recitazione di Jim Carrey, un attore che stimo davvero molto.


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lunedì 4 gennaio 2010

Piovono Polpette

Titolo: Piovono Polpette
Anno: 2009
Regia: Phil Lord, Chris Miller
Sceneggiatura: Phil Lord, Chris Miller

Divertente commedia, a tratti brillante ma che lascia spazio alle riflessioni e ai classici temi del "romanzo di formazione". Flint Lockwood, inventore della domenica geniale e pasticcione, terrorizza la minuscola isola su cui vive con le sue invenzioni, spesso dannose, vedi i Topuccelli. La fortuna gli sorriderà quando la sua ultima invenzione, la macchina per trasformare l'acqua in cibo, farà piovere tonnellate di cibo su Swallow Marina, città tristemente nota per le sardine e nulla più. La volontà di non essere più considerato uno svitato e un perditempo gli faranno calcare troppo la mano e presto bisognerà salvare gli abitanti da polli giganti e una valanga di cibo...
Il rapporto con il padre, pescatore e uomo un pò all'antica, molto introverso (non a caso i suoi occhi si vedono solo in un paio di scene) che giudica razionalmente il successo momentaneo del figlio, è forse la parte più importante del film. Nel suo percorso di formazione il giovane Flint capisce quanto sia difficile avere un rapporto sereno con i propri genitori, specie con il padre, che appunto è molto introverso e a tratti ermetico.

Da notare anche il rapporto con la stagista imbranata, che veniamo a sapere già si è emancipata dalla sua antica condizione di secchiona, ma Filnt aiuterà con naturalezza a riaccettare come la propria natura, con degli occhiali e un fermacoda di gelatina. Il loro incontro sul molo è imperdibile, come la rivelazione di Flint di non essere allergico alle arachidi.
"L'avevo detto solo per piacerti".
Alcune scene sono geniali, come la visibile citazione di supermario"mammaMia"; la profondità del 3D inoltre garantisce la partecipazione allo spettacolo in maniera quasi interattiva. La visione del cibo come "manna dal cielo" e l'ingozzarsi della politica locale non fanno altro che alimentare un coscienzioso "il troppo stroppia".
Andate a vederlo al cinema, con il 3d risulterà molto più "gustoso"!

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Trailer



venerdì 1 gennaio 2010

giovedì 31 dicembre 2009

Doomsday, Il giorno del giudizio

Titolo:Doomsday- Il giorno del giudizio
Anno: 2008
REGIA: Neil Marshall
SCENEGGIATURA: Neil Marshall
ATTORI: Rhona Mitra, Bob Hoskins, Adrian Lester, Alexander Siddig, David O'Hara, Malcolm McDowell, Emma Cleasby, Jeremy Crutchley, Vernon Willemse, Stephen Hughes, Tom Fairfoot, Jon Falkow, John Carson (II), Nathalie Boltt, Rick Warden, Daniel Read, Caryn Peterson, Adeola Ariyo, Christine Tomlinson



Questo Film è brutto e patetico. Non solo è di cattivo gusto, ma non si dimostra nemmeno un po originale in ogni sua scena. Le premesse per fare un bel film c'erano tutte: banalizzate e buttate la, nei primi dieci minuti del film, come fossero puttanate. C'è l'Epidemia, c'è la costruzione di un nuovo Vallum Adriani, c'è la disperazione delle persone già malate o lasciate a morire al di là dal muro(Scozia); ci sono le azioni politiche e militari, dure quasi disumane ma necessarie alla sopravvivenza. Ci sono i sopravvissuti(miracolosamente) nella Scozia isolata dal mondo civile: pazzoidi, denaturati, uomini una volta retti che sono diventati signori feudali la cui legge è quella del taglione. C'è l'abbandono di ogni briciolia di umanità per questi soggetti, costretti dai loro stessi fratelli e concittadini a una vita precaria. Date tutte queste premesse il film è un concentrato di violenza inaudita e senza scopo, improbabili inseguimenti e tauromachie d'altri tempi e d'altri luoghi.
Tutto ciò che poteva essere ben sviluppato in un film di fantascienza o d'azione è stato sprecato in questa accozzaglia di scene e sequenze difficilmente assimilabili ad una sceneggiatura coerente e minimamente credibile.

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martedì 29 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009

E...ora qualcosa di completamente diverso

Titolo: E...ora qualcosa di completamente diverso (And now... for something completely different)
Anno: 1971
Regista:Ian McNaughton
Soggetto/Sceneggiatura: Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin
Con:
Graham Chapman (vari)
John Cleese (vari)
Terry Gilliam (vari)
Eric Idle (vari)
Terry Jones (vari)
Michael Palin (vari)
Carol Cleveland (la blonde bombshell, vari)
Connie Booth (la ragazza del boscaiolo)

Se la perfezione fosse un'opera di comicità grottesca e posticcia, sarebbe sicuramente un film dei Monty Python. Tra questi lungometraggi c'è solo l'imbarazzo della scelta! Pietra miliare della comicità britannica a cui si sono ispirati TUTTI, coscienti o meno, nel corso della storia del cinema e della commedia televisiva.
Il sestetto dei Pyhton, allegra e dissacrante brigata, si è fatto conoscere dal grande pubblico con la commedia televisiva "Monty Python's Flying Circus": comiche scenette ideate e interpretate dagli stessi. Tormentone della serie divenne la celebre frase "And now... for something completely different", pronunciata da un presentatore (Cleese), la cui scrivania è spesso in posti improbabili.

Da questa bizzarra frase nasce il film, ideato come Spin Off della serie, e che ne accoglie in se i contenuti, gli sketches più belli e fantasiosi e nuove e irriverenti e dissacranti battute. Strutturato a spezzoni di lunghezza variabile, il film si rivela divertente e mai banale. Una comicità si esplicita, ricca di contenuti forti, parole grosse e parolacce, ma anche fine e spesso molto colta.
I pyhton al cinema fanno subito centro; seguiranno capolavori intramontabili come Brian di Nazareth, Il senso della vita, la ricerca del Graal ecc. ecc.
Questo primo film, a tratti ingenuo e che risente ancora molto dell'attività televisiva dei suoi personaggi, risulta uno spassoso passatempo con i semi di una collaudata geniale comicità. La struttura, come detto, a Sketches, viene molto incontro sia allo spettatore che al cast. Le scene più lunghe non sono le più riuscite del film. Il colpo di grazia lo danno i cartoon e gli interventi musicali, anch'essi tipici di un'evidente attività televisiva di varietà: ai dettagli tecnici fallaci e agli errori si può soprassedere con cotanta arte.

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lunedì 21 dicembre 2009

Coraline e la porta magica

Titolo: Coraline e la porta magica
Anno: 2009
Soggetto: Coraline, racconto scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, pubblicato in Italia dalla Mondadori nel 2002

Curiosa fiaba senza tempo e classico percorso da romanzo di formazione dai caratteri ben distinguibili e dalla prontezza tecnica. Una nota in favore del mondo a cartoni, una nota in favore della tecnica "Stop Motion" (consiste nel "fotografare" scena per scena ogni fotogramma del film...tipico di Wallace e Groomit ad esempio), qualche perplessità sulla proiezione in 3d: sicuramente da un tocco di stile e aumenta la percezione di vivere la storia da parte dello spettatore, tuttavia rimane ancora una spettacolarizzazione un po posticcia che a volte infastidisce l' occhio.
Una breve considerazione sul mondo dell'animazione: i cartoni hanno una dinamicità intrinseca che ne il cinema ne la vita reale non avranno mai. Il mutare degli oggetti, l'evolversi delle cose "a tempo di musica", lo stesso "Micky Mousing"(scrivere una colonna sonora DOPO le riprese del film, che si adatta ad ogni sequenza), rende il Cartoon un mezzo assai interessante ad ogni età e per ogni storia. Lo dimostrano film d'animazione come "Gli Incredibili"(un vero capolavoro della tecnica), ormai classici come "Alla ricerca di Nemo", "L'era glaciale" ecc. ecc.
L'evolversi delle cose sulla pellicola partecipa del processo storico che ha portato alla stesura di quadri come quelli di Dalì, per intenderci, dove il tempo "vorrebbe" scorrere sulla tela.

Il film è onesto ed amabile. Emozionante e commovente storia di un'adolescente che, come tutti gli adolescenti, si sente sola ed incompresa, specie dai genitori. La sua curiosità la porterà in un mondo incantato dove le cose sono come desidererebbe: vicinato simpatico, genitori buoni e affabili, cene vere e gustose. Il mondo al di là della porta crea delle aspettative notevoli anche nello spettatore, soddisfatte con sequenze memorabili: il circo dei topi, il giardino fiorente, il varietà delle vecchie zitelle. Questo mondo, in cui tutti hanno bottoni al posto degli occhi, è paragonabile ai lucumoni che la Strega Bianca offre a Edmund nelle cronache di narnia: golosa e pericolosa tentazione.
Somma chiave di lettura di questa pellicola è la fantasia: fantasia che crea un divario tra i genitori, troppo impegnati in un lavoro noioso, e il mondo della nostra Coraline. Fantasia che lascia posto alla realtà dopo qualche visita nel mondo parallelo, ma rimarrà una traccia costante anche dopo la "vittoria" della nostra eroina. Il gatto: animale magico e fido consigliere, sarà un compagno importante per la nostra ragazzina tutto pepe.
Il film è bello, avventuroso, simpatico e leggero. Curato sotto ogni aspetto e apprezzabile per le raffinatezze narrative, legate anche al mondo animale.


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sabato 19 dicembre 2009

4400

Titolo : 4400
Anno: 2004/2007
Stagioni: 4
Puntate: 45 (42 min ca)
Soggetto:René Echevarria, Scott Peters
Con:

Joel Gretsch: Tom Baldwin
Jacqueline McKenzie: Diana Skouris
Mahershalalhashbaz Ali: Richard Tyler
Laura Allen: Lily Moore
Patrick Flueger: Shawn Farrell
Peter Coyote: Dennis Ryland

« 4400 persone sono state rapite. 4400 persone sono ritornate. Ognuno ha un'abilità unica. Uno di loro ha un messaggio: chiunque può diventare straordinario. I rischi sono grandi ma lo sono anche le ricompense e ora non si può più tornare indietro: il mondo dovrà venire a patti con noi. »


Penso che questa Science Fiction sia molto importante. Nonostante non sia divenuta una serie di "Culto", come Xfiles o Heroes ritengo abbia segnato ed insegnato il futuro di una certa SciFi, quella appunto da cui è nato Heroes qualche anno più tardi.
Rispetto alle due serie SCI-FI più recenti di cui ho parlato qui (Heroes, Eureka ) 4400 manca sia dell'appeal epico/visionario di Heroes, sia della simpatia e quotidianità con cui viene visto il mondo in Eureka. Il paragone risulta molto più evidente con Heroes, serie che a mio dire è andata oltre alla semplice ispirazione nei confronti di 4400: molte caratteristiche "tecniche" e delle considerazione ed implicazioni legate ai poteri rimangono quasi immutate.
Con calma.
"I 4400" parla dei poteri sviluppati misteriosamente e misticamente dai "4400 ritornati": persone scomparse negli ultimi 50 anni e ricomparse magicamente a Seattle dentro ad una sfera di luce misteriosa che si dissolverà. La studio dei poteri, lo sfruttamento da parte dei militari, le implicazioni morali della bioscienza avanzata, il doppiogiochismo di una burocrazya che la fa sempre franca: elementi che rappresentano un filo conduttore tra il poliziesco/misterioso di Mulder e Skully e l'apocalittico tamarro visionario di Peter Petrelli Mohinder Shuresh ecc. ecc.
Il paragone con "The X-Files" mi è saltato all'occhio con la composizione della squadra operativa della NTAC National Threat Assessment Command), una divisione della Sicurezza Nazionale] : un eroe postmoderno lacerato dal dubbio e con una vita personale sull'orlo del baratro e una dottoressa sola e mascolina, impegnata nel lavoro e lontana dall'affetto.
Anche la corporatura e la fisionomia di Tom Baldwin mi ricordano quella di Fox Mulder; quindi probabilmente ho toppato in pieno!
Rimane il fatto che questa serie non è da sottovalutare, anzi va apprezzata a pieno per la freschezza delle idee e dei contenuti (trattati con più "ingenuità rispetto a Heroes"): a vederlo e rivederlo ora, con qualche anno e importanti capitoli di Sci-Fi alle spalle stupisce per l'originalità e la "cura" messa nelle immagini, nelle scelte delle personalità (legare un certo tipo di poteri a un certo tipo di persone) e nella trama.
Chiaritrice ed Ispiratrice!





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Stagione 1:

1 - 4400: prima parte
2 - 4400: seconda parte

3 - Il nuovo e migliore Carl Morrisey
4 - Divenire
5 - La prova del fuoco
6 - La luce bianca

Stagione 2:


martedì 15 dicembre 2009

LOST

Titolo: Lost
Anno: 2004/?
Serie: 5 (98 puntate/In produzione)
Durata: 42 min.
Ideatori:J.J. Abrams, Damon Lindelof,Jeffrey
Lieber


Con:
Matthew Fox: Jack Shephard
Evangeline Lilly: Kate Austen
Josh Holloway: James "Sawyer" Ford
Naveen Andrews: Sayid Jarrah
Jorge Garcia: Hugo "Hurley" Reyes
Terry O'Quinn: John Locke
Daniel Dae Kim: Jin-Soo Kwon
Yunjin Kim: Sun-Hwa Kwon
Emilie de Ravin: Claire Littleton
Dominic Monaghan: Charlie Pace
Harold Perrineau Jr.: Michael Dawson
Malcolm David Kelley: Walt Lloyd
Maggie Grace: Shannon Rutherford
Ian Somerhalder: Boone Carlyle
Mira Furlan: Danielle Rousseau
Elizabeth Mitchell: Juliet Burke
Michael Emerson: Benjamin Linus
Henry Ian Cusick: Desmond Hume
Michelle Rodriguez: Ana Lucia Cortez
Adewale Akinnuoye-Agbaje: Mr. Eko
Cynthia Watros: Libby Smith
Rodrigo Santoro: Paulo
Kiele Sanchez: Nikki Fernandez
Nestor Carbonell: Richard Alpert
Jeremy Davies: Daniel Faraday
Ken Leung: Miles Straume
Rebecca Mader: Charlotte Lewis
Jeff Fahey: Frank Lapidus


Questa fiction è una delle più amate e discusse da quando è uscita. Personalmente non ne sono mai stato attratto, fino a quando non ho visto la prima puntata. Devo dire che le puttanate contenute nella serie sono innumerevoli, a partire dagli orsi polari, la Dharma ecc. ecc. tuttavia è strutturata talmente bene da affascinare e coinvolgere anche il più scettico tra gli spettatori. Il volo 815 della Oceanic si schianta su un'isola deserta, sopravvivono due gruppi di persone su diverse parti dell'isola.I due gruppi si incontreranno solo nella puntata 7 della stagione 2 (Gli altri 48 giorni), con conseguenze per altro "nefande". L'isola sembra completamente disabitata, ma fin dal principio da sensazioni inquietanti, la presenza di animali mostruosi e di orsi polari preoccupa e spaventa. Non si vedono aerei e non si riesce a stabilire alcuna comunicazione con il resto del mondo. La vanità della speranza nei soccorsi è confermata dal pilota (Greg Grunberg), trovato ferito nella cabina di comando. Morirà poco dopo attaccato da... non si sa cosa.
Questa serie è decisamente geniale, pienamente comprensibile e a tratti ipercriptica.Contiene in se elementi complessi e assolutamente non ordinari; la profondità di questa serie è data dalle vicende personali dei nostri dispersi: spesso per capire uno o più dei protagonisti siamo proiettati nel passato con un flashback monografico sulla precedente vita del suddetto. Un altro elemento di fondamentale importanza è il continuum spazio/temporale: come gli sceneggiatori giochino con lo scorrimento del tempo, ricorda più Einstein che la narrazione ordinaria di una storia. Eppure questo elemento (continui flashback e flashforward)
arricchiscono e impreziosiscono la serie incuriosendo e a tratti spaesando lo spettatore. Altro punto importante sono i nomi dei personaggi; molti ricordano nomi di personaggi famosi o che richiamano concetti decisamente chiari.
Vediamo alcuni esempi:

Tra i sopravvissuti del volo Oceanic 815:

Kate Austen → Jane Austen (scrittrice).
James Ford usa come pseudonimo quello di Sawyer, che è anche il nome del protagonista del romanzo di Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer.
John Locke → John Locke (filosofo).
Jeremy Bentham (pseudonimo di Locke) → Jeremy Bentham (filosofo e giurista).
Shannon Rutherford → Ernest Rutherford (chimico e fisico).
Boone Carlyle → Thomas Carlyle (storico e filosofo).
Mr. Eko → Meister Eckhart (teologo, mistico e filosofo).

Tra gli Altri:

Benjamin Linus → "Benjamin" è il corrispondente inglese per Beniamino, nella bibbia figlio prediletto di Giacobbe (Jacob).
Juliet Burke → Edmund Burke (politologo e filosofo).
Goodwin → William Godwin (filosofo).
Mikhail Bakunin → Michail Aleksandrovič Bakunin (rivoluzionario e filosofo).
Il personaggio di Ethan, una volta infiltratosi tra i nostri come gli è stato ordinato, dichiara ad Hurley di chiamarsi Ethan Rom che è l'anagramma di Other man ("altro uomo").
Richard Alpert → Richard Alpert (filosofo).

Tra l'equipaggio del Kahana:

Daniel Faraday → Michael Faraday (chimico e fisico).
George Minkowski → Hermann Minkowski (matematico).
Charlotte Staples Lewis → Clive Staples Lewis (scrittore e filologo).
Kahana è inoltre il nome di una località delle Hawaii a circa 40 km da Honolulu sull'isola di Oahu sede delle riprese.

Altri personaggi:

Danielle Rousseau → Jean-Jacques Rousseau (scrittore e filosofo).
Desmond David Hume → David Hume (filosofo).
Jacob, il personaggio misterioso dell'isola richiama la figura del patriarca Giacobbe.
Anthony Cooper, padre di John Locke → Anthony Cooper (filosofo).
Edmund Burke, ex-marito di Juliet Burke → Edmund Burke (politico e filosofo).
Eloise Hawking → Stephen Hawking (fisico).

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