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lunedì 18 ottobre 2010

The Town

Titolo: The Town
Anno: 2010
Regia: Ben Affleck
Con:

Slancio iniziale pulp e Gangsta, complessi sentimentalismi e grande ritorno dei fucili a canne mozze. Una banda di sgherri con codici d'onore e alta specializzazione tecnica, una contestualizzazione poco credibile quanto apprezzabile per lo sforzo. The Town è soprattutto lo specchio di una "comunità", quella dei ragazzacci di Charlstown, quartiere popolare di Boston. Questo film cerca continuamente di non dimostrarsi quello che è: lo sguardo asettico su una realtà distante, quella dei sobborghi popolari in cui le mura sono codici verbali e comportamentali, i soldi una droga come un'altra e le droghe moneta di scambio. E' un film buonista e intimista che si traveste da film d'azione o un film d'azione con risvolti sdolcinati e parentesi grottesche di sensibilità infantile? Questa forse è la pecca della regia: non aver dato alla pellicola un indirizzo chiaro, lasciando lo spettatore con l'amaro in bocca per la poca credibilità sotto entrambi gli aspetti. Non glorifica il furto ma i rapinatori, anzi, il protagonista. Umanizza il crimine e la polizia forse esaltando più le ridicole usanze e i codici della malavita dis(organizzata) delle leggi dello stato. Si rivela interessante l'ambito di "sovversione sociale" che la dimensione del furto inquadra: il lavoro non è un valore in se, è solo un salario sotto contratto. Perchè fare gli eroi per soldi non tuoi ? Il furto qui non è un lavoro ma quasi un'arte  e questo potrebbe ricondurci a filoni spymovie o a film come Ocean's Eleven ecc. ecc. 
Il  lavoro dei poliziotti è dare la caccia ai criminali, ma è solo un lavoro.
Il film come avrete capito non mi convince e mi lascia perplesso. Non mi ha entusiasmato e non lo riguarderei, nonostante qualche bella trovata si rivela piatto per la maggior parte del tempo e grottesco per il restante. Siete dispensati dal guardarlo



sabato 20 febbraio 2010

Leviathan

Titolo: Leviathan
Anno: 1989
Regia: George Pan Cosmatos
Soggetto: David Webb People
Peter Weller: Steven Beck
Richard Crenna: Dr. Glen Thompson
Amanda Pays: Elizabeth 'Willie' Williams
Daniel Stern: Buzz 'Sixpack' Parrish
Ernie Hudson: Justin Jones
Michael Carmine: Tony 'DeJesus' Rodero
Lisa Eilbacher: Bridget Bowman
Hector Elizondo: G. P. Cobb
Meg Foster: Martin


Un thriller delle profondità, con qualche bassezza (o "americanata") ma in larga parte buono. La storia: un team di minatori a 1600 metri sotto il livello del mare nel mezzo dell'Oceano Atlantico si imbatte sfortunatamente in una misteriosa nave russa. Leviathan, questo il nome del relitto, le cui uniche informazioni disponibili la classificano come "attualmente operativa nel mar Baltico". Il misterioso e indisciplinato dottor Glen Thompson conosce il Russo e vedendo l'ultimo spezzone del diario di bordo comincia ad incuriosirsi e a preoccuparsi. Ulteriori indagini gli faranno supporre che la nave sia stata silurata di proposito, ma senza un chiaro scopo. Intanto una malattia colpisce due membri dell'equipaggio che avevano bevuto la Vodka trovata sul relitto. Tutto è chiaro, ma ormai è tardi: i Russi hanno iniziato un esperimento di mutazione genetica a insaputa dell'equipaggio, nascondendo nelle scorte di Vodka il siero per la mutazione. La vicenda si sviluppa intorno al dubbio, al mistero e al sospetto. La paura è acuita dall'impossibilità di scappare; il dottore, in un impeto di follia o di estrema lucidità eietterà le capsule di salvataggio disponibili, mentre il controllo da terra ha già deciso di lasciar morire l'equipaggio. Gli spazi chiusi, l'impossibilità di scappare, l'affidare la propria vita nelle mani di tecnologie sempre più fragili durante la fuga da un mostro fatto di sangue e paura sono elementi perfetti intorno cui costruire una vicenda che vuole inquietare, stupire e spaventare.Grandi navi, spazii siderali, pianeti sconosciuti, profondità oscure o deserti di ghiaccio sono tutte perfette ambientazioni per un tipo di fantascienza fatta soprattutto di azione.Film come "Alien","La cosa" o "Sfera" possono benissimo essere accostati a questa pellicola. I personaggi sono ai limiti della credibilità, a tratti troppo umani per non risultare caricaturali. Alcune scene sono vere e proprie chicche a cavallo tra l'horror, il B-movie e lo splatter di bassa lega; come dimenticare quel piede? D'altro canto vi sono alcuni riferimenti non da sottovalutare: il dottore parla latino, russo e si bulla di aver studiato numerose lingue mentre si annoiava a medicina(si dice che il regista, Cosmatos, parlasse 6 lingue); leviathan è un chiaro richiamo al mostro biblico per eccellenza, nonchè al mostro "hobbesiano", cui qui potremmo accostare i comportamenti della "compagnia".
Film passabile

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mercoledì 13 gennaio 2010

La nona Porta

Titolo: La nona porta
Anno: 1999
Regista:Roman Polanski
Soggetto:dal romanzo Il club Dumas
Con:
Johnny Depp: Dean Corso
Lena Olin: Liana Telfer
Frank Langella: Boris Balkan
James Russo: Bernie
Jack Taylor: Victor Fargas
Jose Lopez Rodero: Pablo e Pedro Ceniza
Allen Garfield: Witkin
Barbara Jefford: baronessa Kessler
Emmanuelle Seigner: la Ragazza
Willy Holt: Andrew Telfer

Devo confessare che da questo film mi aspettavo più di quanto mi abbia realmente dato. La storia è affascinante e dettagliata nel suo esoterismo sud-europeo; non manca di riferimenti culturali notevoli per la ricercatezza e per il "gusto". La vicenda è legata alla storia di Dean Corso, in una bella interpretazione di Johnny Depp, un bibliofilo/"cacciatore di taglie" su commisione. Gli viene richiesto da Boris Balkan, un ricco editore Newyorkese, di recuperare informazioni circa la veridicità della sua e delle altre 2 copie in circolazione di un libro molto raro e prezioso: Le Nove Porte del Regno delle Ombre, uno scritto del 1666 vergato dal veneziano Aristide Torchia. Il libro pare sia stato adattato dall' esoterista italiano da un tomo scritto da Lucifero in persona: Horrido Delomelanichon .
Girando per l'Europa (francia, spagna e portogallo) Corso si informerà sul libro e sul suo significato. Le differenze nelle tre copie rimaste, le strane e macabre coincidenze, la "zampa" del diavolo come incisore (LCF). La vicenda terminerà in maniera "metafisicoerotica", e più la pellicola si avvicinerà alla fine più la credibilità e la qualità della trama si abbasseranno.
Il film merita per molti aspetti: una bellissima fotografia, l'interpretazione del nevrotico Corso, l'esoterismo e la cultura del satanismo, i riferimenti dei dettagli. Tuttavia le scene finali, grevi di un patetico e repentino bidirezionamento della vicenda, mal giustificato dalla vera "Nona Porta", rovinano un bel film, come molte altre bassezze: c'è un certa stereotipia (anche se snob) nei confronti degli "assatanati".


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martedì 22 dicembre 2009

E...ora qualcosa di completamente diverso

Titolo: E...ora qualcosa di completamente diverso (And now... for something completely different)
Anno: 1971
Regista:Ian McNaughton
Soggetto/Sceneggiatura: Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin
Con:
Graham Chapman (vari)
John Cleese (vari)
Terry Gilliam (vari)
Eric Idle (vari)
Terry Jones (vari)
Michael Palin (vari)
Carol Cleveland (la blonde bombshell, vari)
Connie Booth (la ragazza del boscaiolo)

Se la perfezione fosse un'opera di comicità grottesca e posticcia, sarebbe sicuramente un film dei Monty Python. Tra questi lungometraggi c'è solo l'imbarazzo della scelta! Pietra miliare della comicità britannica a cui si sono ispirati TUTTI, coscienti o meno, nel corso della storia del cinema e della commedia televisiva.
Il sestetto dei Pyhton, allegra e dissacrante brigata, si è fatto conoscere dal grande pubblico con la commedia televisiva "Monty Python's Flying Circus": comiche scenette ideate e interpretate dagli stessi. Tormentone della serie divenne la celebre frase "And now... for something completely different", pronunciata da un presentatore (Cleese), la cui scrivania è spesso in posti improbabili.

Da questa bizzarra frase nasce il film, ideato come Spin Off della serie, e che ne accoglie in se i contenuti, gli sketches più belli e fantasiosi e nuove e irriverenti e dissacranti battute. Strutturato a spezzoni di lunghezza variabile, il film si rivela divertente e mai banale. Una comicità si esplicita, ricca di contenuti forti, parole grosse e parolacce, ma anche fine e spesso molto colta.
I pyhton al cinema fanno subito centro; seguiranno capolavori intramontabili come Brian di Nazareth, Il senso della vita, la ricerca del Graal ecc. ecc.
Questo primo film, a tratti ingenuo e che risente ancora molto dell'attività televisiva dei suoi personaggi, risulta uno spassoso passatempo con i semi di una collaudata geniale comicità. La struttura, come detto, a Sketches, viene molto incontro sia allo spettatore che al cast. Le scene più lunghe non sono le più riuscite del film. Il colpo di grazia lo danno i cartoon e gli interventi musicali, anch'essi tipici di un'evidente attività televisiva di varietà: ai dettagli tecnici fallaci e agli errori si può soprassedere con cotanta arte.

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giovedì 17 dicembre 2009

Il Grande Lebowski

Titolo: Il Grande Lebowski
Anno: 1998
Regia: Joel Coen
Soggetto: Joel Coen, Ethan Coen
Con:
Jeff Bridges: Jeffrey "Drugo" Lebowski
John Goodman: Walter Sobchak
Steve Buscemi: Donny
David Huddleston: Jeffrey Lebowski
Julianne Moore: Maude Lebowski
John Turturro: Jesus Quintana
Philip Seymour Hoffman: Brandt
Ben Gazzara: Jackie Treehorn
Tara Reid: Bunny Lebowski
Sam Elliott: Lo straniero narratore
Philip Moon: Woo
Peter Stormare: Nichilista n. 1
Flea: Nichilista n. 2
Torsten Voges: Nichilista n. 3
Jimmie Dale Gilmore: Smokey
Jack Kehler: Marty
Jon Polito: Da Fino
Asia Carrera: Pornostar


Come molti film dei fratelli Coen, "The big Lebowski" è un capolavoro senza capo ne coda; un pastiche semiserio e impegnato che si rivela pieno di comicità cinica e irriverente.
Fulcro della vicenda sono i casi della vita, che portano Drugo (Dude), un tranquillo cazzone sulla trentina, appassionato di Bowling e di metodi per evitare il lavoro, a finire per fare la spia, il ricattatore, "il padre" in pectore(o meglio, in utere) e a vivere momenti a dir poco oltre alla sua natura di pacifista drogatello.
Tutto inizia con una pisciata sul tappeto del nostro malcapitato Drugo, che viene scambiato per l'omonimo magnate milionario Jeffrey Lebowski. Non ci sta all'ingiustizia il nostro Drugo, e chiederà al "grande Lebowski" un tappeto nuovo. Geniale il dialogo tra i due, dove il ricco imprenditore insulta il nostro sgangherato protagonista. Vi assicuro che alla fine del dialogo non saprete più a cosa si riferisce il titolo!
Questo film è divertente, appassionante, a tratti grottesco e mai pesante. Sequenze ricercate e cura del particolare: regia e fotografia da urlo, con intermezzi a dir poco da capolavoro. La pellicola è intrisa di musica fine e tagliente, che lascia il segno perchè usata con la sapienza che contraddistingue i Coen anche in questo campo.
Favolosa la scena del sogno di Drugo (sogno indotto da un White Russian artefatto dal re del porno Jackie Treehorn) che ricorda sequenze alla Terry Gillian e cita dissacrando 2001 Odissea nello spazio.
Magistrale l'interpretazione di Jaff Bridges: convincente e sicuro come sempre. Lascia il segno con il suo aspetto messianico e i suoi modi da Hippie post moderno cazzone e solitario.
Da segnalare anche la splendida recitazione di Steve Buscemi che interpreta Donny: un ragazzo pacifico e curioso, senza gloria e senza macchia incompreso dagli amici e dalla vita. Contrapposto al corpulento e grottesco semiebreo reduce del vietnam e zerbino Walter Sobchak.
Da vedere e rivedere, soli e in compagnia.


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mercoledì 9 dicembre 2009

Religulous

Titolo: Religulous vedere per credere
Anno: 2008
Regista :Lerry Charles
Con:
Bill Maher: se stesso
Steve Burg: se stesso
Kirk Cameron: se stesso
George Coyne: se stesso
Jose Luis De Jesus Miranda: se stesso
Reginald Foster: se stesso
Ken Ham: se stesso
George W. Bush: se stesso
John McCain: se stesso
John Travolta: se stesso
Yisroel Dovid Weiss: se stesso
Andrew Newberg: se stesso
Mark Pryor: se stesso



Documentario irriverente e acuto sulla religione, le credenze popolari, la metafisica spiccia e i "grandi inganni".
E' sempre difficile scherzare su certe cose, specie quelle per cui alcune persone sono pronte a morire. Bill Maher riesce magistralmente a mettere in ridicolo credenze e opinioni della gente facendo riflettere sul fine ultimo di un certo tipo di religione. Sul pericoloso impatto sociopolitico che alcune ideologie di stampo religioso hanno.
Il risultato è una splendida carrellata di culti più o meno diffusi, che in comune hanno molto più di quello che ci vorrebbero far credere. Tutti sono una (piccola o grande) deformazione della realtà a piacimento; interpretazioni di comodo di libri ritenuti sacri per motivi oggettivamente non troppo validi. I fedeli più osservanti inoltre sono quelli che meno riflettono: le assurdità espresse da molti personaggi intervistati nel film sono ben visibili agli occhi di chiunque.
Nonostante l'intento principale del film sia suscitare ilariatà (o almeno così mi è parso), molti messaggi veicolati non sono da prendere sotto gamba. Specie in Italia, dove molti si levano in difesa della religione e contro un film che pretendono di criticare senza aver visto.
Curiosa la folkloristica rievocazione nel parco "non divertimenti" della Florida, in cui ogni giorno vengono messe in scena la passione di cristo e altri momenti del vangelo. A puro uso dei paganti, che pure si commuovono. Acutissimo e ilare il momento in cui il senatore USA creazionista si da candidamente dello stupido: "non serve certo un test d'intelligenza per diventare senatori".
Controverso, cinico e irriverente. Ne ha per tutti, specie l'irrazionalità e la superficialità, prima ancora della fede. Consiglio la visione specie a chi ha un minimo senso dell'umorismo e non ha paura delle critiche !

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martedì 8 dicembre 2009

A Serious Man

Titolo: A serious Man
Regia: Joel Coen, Ethan Coen
Anno: 2009

Avete mai sentito la storia di quell’uomo che viveva nella terra di Uz, retto e timorato di Dio? Si chiamava Giobbe. Nella nuova versione cinematografica, A serious man, qualche dettaglio è cambiato. Si chiama Larry Gopnick e vive in Minnesota.


Tragicomico, grottesco, metafisico e serissimo. I fratelli Coen non hanno perso la voglia di stupire.Questa volta lo fanno con la storia di un professore di Fisica in piena crisi: gli avvenimenti che lo circondano lo lasciano a bocca aperta ed incapace di reagire.
Il nostro protagonista cerca di comportarsi il più rettamente possibile e il più seriamente possibile; nonostante questo ha problemi con una moglie a dir poco truffaldina, i figli stralunati e "cazzoni" e un fratello asociale e problematico. Cosa molto importante, il tutto è ambientato in un'ampia comunità ebraica negli USA (Minnesota) dei primi anni '70.
Questo implica un certo tipo di chiusura mentale nei confronti dei "non ebrei", un ferreo rispetto per le tradizioni e anche un pizzico di leggendaria propensione per la superstizione, legato a kabala, segni e numeri. Se molti di questi aspetti vengono ridicolizzati (la storia del non ebreo con i denti incisi, il "prologo" sui demoni ecc. ecc.), il caso, il fato, la volontà di Hashem hanno un peso notevole. Le due lezioni a cui siamo "invitati a partecipare" sono su principi di indeterminazione alla base della fisica quantistica:
il principio di indeterminazione di Eisenberg e il paradosso di Schrodinger. Troppo casuale? Troppo casuale la concomitanza degli incidenti/svolta del film? Troppo casuale la banalizzazione della fisica da parte studente coreano in carriera ("io capisco la fisica, io capisco gatto in scatola "); un altro a mettere in discussione la serietà del nostro Larry Gopnick?
Splendido l'accenno allo "scontro di cultura" tra il fisico ebreo e il magnate coreano; un brillante esempio di satira riflessiva.
Un plauso alla colonna sonora e un ammirazione incondizionata a questi registi che non mi hanno mai deluso. La pellicola rimane a tratti ermetica e di difficile interpretazione; criptica ma geniale. Necessita altra visione


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sabato 5 dicembre 2009

L' Arte del Sogno

Titolo: L'arte del Sogno
Regista :Michel Gondry
Soggetto :Michel Gondry
Sceneggiatura : Michel Gondry
Anno: 2006
Gael García Bernal: Stéphane Miroux
Charlotte Gainsbourg: Stéphanie
Alain Chabat: Guy
Miou-Miou: Christine Miroux
Emma de Caunes: Zoé

Questo film mi ha sempre trasmesso situazioni contrastanti. Devo ammettere di averlo dovuto rivedere più di una volta per avvicinarmi a un significato intrinseco che probabilmente ancora mi sfugge.
Se la trama semplice ma affatto banale del film, ne costituisce l'ossatura, altri due elementi sono tanto importanti: il protagonista(specialmente in maniera legata alla sua storia, alla storia stessa, e alla trama) e la fotografia.
La fotografia a tratti allucinata e tipica di questo regista visionario, si eleva spesso a poesia. I fotogrammi sono pura poesia; poesia di cellophane, di feltro e legno con vistose cuciture e di sostanza dei sogni. I piccoli oggetti che circondano il mondo di Stèphane rappresentano con una delicatezza inumana quel mondo che spesso lasciamo nelle mani dei bambini, o dei sognatori. Con una dolcezza disarmante un ragazzo con problemi gravissimi di ogni sorta, si approccia al mondo tramite questi curiosi oggettini.
La pellicola è superlativa; una storia che prende allo stomaco e rende lo spettatore parte di quel mondo di pupazzi e cartapesta, fino a condividere le sofferenze del protagonista, a perdonarlo e a compatirlo.
Da vedere e Rivedere

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domenica 29 novembre 2009

Il Marchese del Grillo

Titolo: Il Marchese del Grillo
Anno: 1981
Regista: Mario Monicelli
Con:
Alberto Sordi : Marchese Onofrio del Grillo, Gasperino il Carbonaio
Caroline Berg : Olimpia
Andrea Bevilacqua : Pompeo
Riccardo Billi : Aronne Piperno
Flavio Bucci : Don Bastiano
Giorgio Gobbi : Ricciotto

Cinica e realistica panoramica sulla roma papalina di inizio '800. Un carrozzone di situazioni e scenette che caratterizzano bene un momento di storia ed un luogo, Roma, dove illuminismo, morale bigotta e imperialismo napoleonico si incontrano.
Un marchese fanfarone e cazzaro che ama le servette e la bella vita passa candidamente da una bettola al palazzo del papa, con la stessa sincera tracotanza e illuminato amore per la vita. Versione caricaturale e grottesca del latino Terenzio. Homo sum: humani nihil a me alienum puto (Sono un uomo: niente di ciò che è umano considero estraneo a me). Il Marchese riesce ad andare d'amore e d'accordo con chi vuole: Romani, Francesi, Preti, Cardinali, Straccioni, Lacchè, Bischeri e ogni altra categoria che si possa incontrare nella sua Roma.
Ama lo scherzo sopra ogni altra cosa. Per gioco veste i panni di un carbonaio (Gasperino) che si ritroverà nel letto di un nobile e vivrà una giornata da signore.
E' splendido il discorso del prete bandito(Don bastiano) prima di venir giustiziato. "massa di pecoroni che avete sempre chinato il capo ai potenti, chinate il capo e a me e segnatevi... Sono pronto anche io a perdonare chi mi ha condannato: in primis, il papa, che si crede il padrone del cielo, in secundis, Napoleone, che si crede il padrone della terra, infine il boia, che si crede il padrone della morte. E poi voi, che non siete padroni di un cazzo..."
Le scene comiche condite da un satirico "castigando ridendo mores"; immortale splendore del classismo romano (io so io e voi non siete un cazzo), dello spendere tanto per, dell'usare, del pretendere. il non avere doveri (e chi era di guardia alla porta? Il marchese del grillo sua santità...)
Insomma, un film splendido e tagliente. Molto moderno in certe categorizzazioni e eterno sui comportamenti umani; non a caso mi salta subito all'occhio il paragone con Terenzio.

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Il Discorso di Don Bastiano


mercoledì 25 novembre 2009

District 9

Titolo: District 9
Regista:Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Terri Tatchell, Neill Blomkamp
Produzione: Peter Jackson
Con:
Sharlto Copley
Jason Cope
Nathalie Boltt

Drammatico film sulla solitudine e l' emarginazione. La mutazione di un completo sfigato in un alieno
a cui tutti danno la caccia; il trasformismo di parenti e amici, il sacrificio di un eroe a cui non resta
che tentare di salvare la sua nuova famiglia da quella che era stata la sua gente.
Lo sguardo del giovane regista è critico, cinico e a tratti grottesco; la descrizione di un mondo diverso
dal nostro per un piccolo particolare e uguale in tutto il resto. La banalità ed il vezzo umano di considerare
ciò che non capisce come un accessorio inutile se non pericoloso. La burocrazia che cerca di imbrigliare vite
prese in considerazione solo per il numero di problemi creati. Un' umanità di arrivisti superstiziosi, pronti
al cannibalismo in nome di un potere superiore.Il tutto nel Sudafrica dell' Apartheid.
Lunghe scene d'azione e sequenze di effetti speciali a parte, non ha nulla del film ignorante che mi aspettavo. Non ho mai
trovato alieni così particolari; fortissimi ma resi schiavi e incapaci di utilizzare quella tecnologia che li ha portati
ad arenarsi sul pianeta Terra. Bel film!



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Frankenstein Junior

Titolo:Frankenstein Junior
Regista:Mel Brooks
Anno: 1974
Scenggiatura: Paul Oxon, Gene Wilder, Mel Brooks
Con:
Gene Wilder
Teri Garr
Marty Feldman
Peter Boyle




La storia, nota a chiunque, arcinota ai più, è quella del dott. Frankenstein(Film del 1931 di James Whale, romanzo di Mary Shelley) e del suo tentativo di "fabbricare" la vita.
Parodiando il celebre Film di J. Wale viene ripercorso il tentativo di animare un corpo orribile, fabbricato con arti presti da più
corpi in decomposizione, da parte di un giovane e maldestro dottore americano di nome Frankenstein.
Il giovane Frankenstein è un noto professore universitario ed è arrivato al punto di cambiare la pronuncia del suo cognome in Frankenstin
per distinguersi da suo nonno, il noto barone Viktor, le cui strane teorie e la pratica di riesumare cadaveri per condurre esperimenti
di dubbio valore non sono da lui bene accette.
La trama si presta ad esilaranti quanto inaspettate gag, che passano da giochi di parole (Blücher è, se non erro, una nota marca di carne
equina in scatola) a pronunce storpiate ("...No, si pronuncia Aigor") a gesti improbabili e situazioni ridicole ed assurde.
Questo è un vero e proprio Capolavoro, da vedere e rivedere. E' un film adatto a tutti che farà ridere di gusto; le battute del film
sono talmente perfette nella loro semplicità disarmante da segnare subito e in profondità la memoria di chi guarda la pellicola.
La recitazione di Wilder e Feldman è impeccabile, le sequenze in cui duettano sono segnate da una smarcante ironia.
Marty Feldman è semplicemente sublime nel ruolo macchiettistico di Igor; con la sola gestualità e mimica facciale
rende ogni scena irrimediabilmente comica. Pavido, codardo e sfacciato è l'incarnazione di uno humor inglese di importazione, ad effetto.



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lunedì 23 novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge

Titolo: Nel paese delle creature selvagge(Were the wild things are)
Regista:Spike Jonze
Anno: 2009
Sceneggiatura:Dave Eggers
Soggetto:Maurice Sendak

Triste storia di un piccolo re. Abbandonato dagli adulti si rifugia in un mondo
da lui creato, tra mille difficoltà, sofferenze ed intemperie. La tristezza dello sviluppo,
la consapevolezza dell'abbandono e la mutevole percezione di sè nel consorzio sociale.
Vorremmo essere amati, accettati, venerati e rispettati come un sovrano eroico,nobile e potente.
La responsabilità e la paura, la solitudine: ingredienti forti per una storia di quotidiana
esperienza. Racconta il viaggio meraviglioso(non solo in senso positivo) della crescità,
tra testardaggine e ideologia; l'isolarsi e l'ascensione a una montagna che è dentro di noi
insormontabile ostacolo alla nostra felicità che un giorno diventerà sorridente accettazione e
amichevole sopportazione. In tutto questo fa capolino il desiderio ardente di avventura e conoscenza
e i semi della società e dello sviluppo degni di un adulto saggio.
Un film stupendo e toccante, razionale e ribelle ma grazie al quale tutti torniamo ad avere undici
anni e desideriamo viaggiare, avere storie da raccontare, poteri magici e una terra da governare.


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martedì 17 novembre 2009

Segnali dal Futuro

Segnali dal futuro(Knowing) di Alex Proyas con Nicolas Cage e altra gente.Esce negli Stati Uniti il 20 marzo 2009 e in Italia la distribuzione
avviene a partire dal 4 settembre 2009.
Riconoscibilissimo l'attore che interpreta John Locke(Terry O'Quinn) in Lost, nella scena dell'area di servizio.
Insomma,questo capolavoro di forma mi risulta una puttanata di sostanza.Solitamente in un film apocalittico fantscientifico
io cerco tutt'altro tipo di sensazioni e interrogativi.Qui oltre ad aggiungere mistero a mistero senza spiegarne alcuno
se devia da una prima parte sociale ad una seconda mistico visionaria in cui una catapecchia si trasforma nel luogo prescelto
cinquanta anni fa da angeli extraterrestri per salvare due giovani e novelli adamo ed eva.
E' un vecchio trucco del cinema:non far capire un cazzo agli spettatori.O forse è un vecchio trucco degli spacciatori:non far capire un cazzo ai clienti.
Mai mi sarei aspettato da un cast tanto blasonato,da una produzione tanto pubblicizzata una delusione totale.
Dopo una prima svolta in cui le cose rimangono nell'ambito della comprensibilità la trama sfugge completamente dalla pletora degli sviluppi razionalmente possibili;
e temo che sfugga anche al controllo del regista o dello sceneggiatore.Buone le intenzioni:una recitazione credibile,una caratterizzazione del personaggio principale
molto forte,scene ricche e tagli azzeccati.Buoni gli snodi:sorprendenti e inaspettati.Il passaggio della metropolitana non è del tutto scontato,tuttavia carico di pathos.
Terribile lo sviluppo della trama;per analogia di fini suggerisco "Doomsday".

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Greg P.