domenica 21 marzo 2010

The Big Bang Theory

Titolo: The Big Bang Theory
Anno: 2007/?
Stagioni: 3?
Durata: 20 min
Produzione:Warner Bros. Television & Chuck Lorre Productions
Con:
Johnny Galecki: Leonard Hofstadter
Jim Parsons: Sheldon Cooper
Kaley Cuoco: Penny
Simon Helberg: Howard Wolowitz
Kunal Nayyar: Rajesh Koothrappali

"...Soft Kitty
Warm Kitty
Little Ball of Fur..."


Divertente e sagace sitcom che incentra il fulcro narrativo sulle vicende di quattro amici NERD (sfigati da computer) e sul loro rapporto con il mondo. All'insegna di questa strana interazione l'episodio pilota descrive con puntuale comicità l'incontro di due dei principali protagonisti con la nuova, bellissima e normalissima vicina di casa. Leonard e Sheldon sono dei fisici teorici schifosamente geniali e lavorano per l'università della California. Penny, la nuova vicina, è una ragazza dell'Oregon che sogna di fare l'attrice e lavora come cameriera in un ristorante chiamato "Cheescake Factory". I due migliori amici dei nostri fisici sono un ingegnere ebreo, depravato con qualsivoglia creatura femminile e dallo spiccatamente morboso rapporto con la madre (Howard Wolowitz) e un Astrofisico Indiano, soggetto a mutismo selettivo: Rajesh Koothrappali infatti non parla con le donne, a meno che non sia ubriaco.
Le vicende, al limite della credibilità sono molto divertenti, i personaggi abili e magistrali nella loro goffaggine e totale inettitudine nei confronti delle relazioni sociali. La figura di Sheldon soprattutto è sempre motivo di divertimento: ragazzo prodigio e futuro della scienza è esattamente una macchina, un robot. Iperrazionale e critico, le sue funzioni biologiche sono meccaniche e predeterminate, sessualmente amorfo e socialmente inquietante, con la sua puntigliosità e con le sue paranoie (germofobia, paura di volare, paura ossessiva dei litigi, disturbo ossessivo compulsivo del disordine ecc. ecc.) riesce ad essere non solo adorabilmente fastidioso e realisticamente detestabili, ma lo stesso fulcro di innumerevoli gag.
Questa sitcom, nonostante le FASTIDIOSISSIME risate registrate, si dimostra valida e pronta per un pubblico eterogeneo. Tratta con la facilità di tutti i giorni categorie discriminate dalla comicità "di tutti i giorni" solitamente più avvezze ad essere prese di mira con macchiette ed imitazioni. Gustatevela: brevi, energiche e divertentissime puntate!



sabato 13 marzo 2010

L'importanza di chiamarsi Ernest

Titolo: L'importanza di chiamarsi Ernest
Anno: 2002

Con:
Colin Firth: John (Jack) Worthing
Rupert Everett: Algernon (Algy) Moncrieff
Frances O'Connor: Gwendolen Fairfax
Reese Witherspoon: Cecily Cardew
Judi Dench: Lady Bracknell
Anna Massey: Miss Prism


Una commedia nonsense irriverente e spassosa, tratta dall'omonimo capolavoro di oscar Wilde.Che dire? Una regia abile a cogliere le più piccole sfaccettature dell'epoca Vittoriana, rievocata ad Hoc con le ambientazioni perfette e i costumi eleganti e ricercati. La forma è quella della commedia antica, con stacchi ben delineati tra una parte e l'altra: presentazione dei personaggi, peripezie, confusione e scambi d'identità, lotta dei protagonisti contro i "poteri forti" (la zia Ogasta) che impediscono ai giovani di portare a termine i propri progetti amorosi, complicità dei servi e Deus Ex Machina finale. Spero di non aver fatto confusione letterario/cinematografica ma la narrazione mi sembrava tutto sommato ricalcare con destrezza e modernità i temi sopra citati. In questo caso molti degli elementi sono puramente e volutamente grotteschi (vedi la valigia di pelle nera del Deus Ex Machina), nella storia originale questo voleva essere presumo, un attacco alle manie della borghesia inglese di ifne ottocento: attaccata ai soldi e alle regole, alle etichette e senza alcuna capacità razionale di rapportarsi con le persone e con se stessi. Il film è tagliente e divertente, come ho già detto merita molto! Non mi dilungo più di tanto poichè ritengo di non essere molto abile nella descrizione delle commedie e preferisco lasciarvi la soddisfazione di giudicare da voi!



venerdì 12 marzo 2010

Shutter Island

Titolo: Shutter Island
Anno: 2009
Con:
Leonardo DiCaprio: Teddy Daniels
Mark Ruffalo: Chuck Aule
Ben Kingsley: dott. John Cawley
Michelle Williams: Dolores Chanal
Emily Mortimer: Rachel Solando
Max von Sydow: dott. Jeremiah Naehring
Jackie Earle Haley: George Noyce
Patricia Clarkson: Ethel Barton
Elias Koteas: Andrew Laeddis
Ted Levine: Warden
John Carroll Lynch: Dep. Warden McPherson


Stilisticamente, concettualmente, tecnicamente e narrativamente un capolavoro. Un capolavoro modesto se vogliamo, fatto da elementi piccoli ma ben curati, fatto di scene, musiche e silenzi comprensibili e non estroversi, ma combinati con la sapienza vera del miglior artista. La trama confonde lo spettatore fin dal principio, la narrazione "hero/side", in prima persona, porta il pubblico ad una pressochè totale immedesimazione nel personaggio. La malattia del personaggio, le sue visioni, le sue percezioni condizionano in maniera totale e incontrastabile la psiche dello spettatore, completamente assorbito, spesso in condizioni di rabbia, disagio, tristezza.
La storia è quella di una fortezza/manicomio al largo delle coste degli USA in cui i pazienti (prigionieri) vengono "curati" per le loro gravissime malattie mentali. I casi sono tra i più disparati, ma spesso portano all'apice della nevrosi i pazienti, criminali efferatissimi per motivi a loro ignoti. Il nostro protagonista, Leonardo Di Caprio, è un detective federale, chiamato ad investigare su una paziente scomparsa. Il caso è intricatissimo, gli avvenimenti prenderanno una piega imprevedibile, tra le rievocazioni di un passato nelle fila dell'esercito americano stanziato a Dachau durante la seconda guerra mondiale e gli avvenimenti personali tragici e tumultuosi. Si scoprirà che nulla è come sembra, che nulla è chiaro, che nulla è scontato.
La regia è splendida, originale e ambiziosa. Continue tensioni, spasmodiche ed incontrollabili. Sequenze di rara intensitò, notevoli salti e ganci. A dir poco esemplare l'inizio della pellicola in cui una nave, chiaro riferimento alla mente umana, fende la nebbia sul mare in tempesta e porta a destinazione i nostri potagonisti. Scene di un quotidiano attracco che si trasformano con sapienza in misteriose ed inquietanti . La paura mano a mano assale lo spettatore, con sensazioni varie ed incontrollabili, lievi che si fanno sempre più forti.
Gustatevelo e apprezzate come me il viaggio nella mente, che ricorda a tratti Kubrik, Gillian, Gondry e Burton. Un film visionario da apprezzare immersi in una poltrona comoda. Non andate a vederlo da soli.

giovedì 11 marzo 2010

Decameron

Titolo: Decameron
Anno: 2007
Regia: Franza di Rosa/Daniele Luttazzi
Con: Daniele Luttazzi

Politica, Sesso, Religione e Morte. Vi dice qualcosa? Daniele Fabbri (in arte Luttazzi) è uno dei miei comici preferiti. La sua satira è sempre pungente, mai banale. Sfrontata e irriverente, va a colpire tutto, e quando dico tutto intendo proprio tutto. Espressione massima dell'animo umano: critico, cinico, razionale e senza limite alcuno. Come potete intuire, se già non lo sapete, queste cose non passano nei varietà di raiuno del sabato sera. Il programma in questione è stato oggetto di una crudele censura nonostante fosse ospite della rete "La7", appena dopo poche puntate, a causa di una battuta che, recitata in teatro nei mesi successivi, non aveva destato alcuno "scandalo".
Lasciamo perdere la politica e torniamo alle cose importanti, ai fatti. Luttazzi propone lo spettacolo di Decameron in monologhi teatrali, uno dei quali era presente come inserto in DVD nel Fatto Quotidiano (giornale di Padellaro, Travaglio, Lillo, Beha...).
Travolgente e dissacrante, spara a zero su tutto e su tutti, ed è impossibile non dargli ragione. Anche Luttazzi racconta una storia, fa paragoni, passa da battute tragicomiche e volgari di bassa lega a fini sottigliezze retoriche ancorchè citazioni colte. Lo stesso nome Decameron si rifà all'opera di Boccaccio, anch'essa vittima della mordacchia dei poteri forti, in questo caso, la chiesa.
Nel programma televisivo il comico romagnolo dispone di mezzi e fondi per alternare monologhi a sketch a volte grotteschi a volte nonsense. Al centro dell'opera la vita stessa, vista dall'interno, interpretata appunto, tenendo conto di Sesso, Politica, Religione e Morte. Perchè proprio queste cose? Perchè l'essere umano ne è intrinsecamente legato, volente o nolente, da solo o attraverso la società, e sono nel consesso civile argomenti di cui ridere è difficile. O meglio, ridere dopo averne smascherata la consistenza, è difficile. Si, perchè, come ci insegna Daniele Luttazzi, le cose non sono mai come sembrano, non sono mai nobili, alte, gloriose, incomprensibili, basse e meschine. Sono semplicemente umane! Qui sotto trovate il link a un nonto sketch sulla chiesa e la pedofilia, interpretato magistralmente da quattro signor nessuno nei panni di Gorgia, Fedone, Menone e Timeo. Splendido.


giovedì 4 marzo 2010

Invictus

Titolo: Invictus
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2010
Con
Morgan Freeman
Matt Damon
Tony Kgoroge
Patrick Mofokeng
Matt Stern

1994, il SudAfrica sta voltando una pagina dolorosa della propria storia. Con le presidenziali di quell'anno infatti Nelson Mandela diviene presidente della Repubblica "Arcobaleno", sconfiggendo una lunga battaglia sul pregiudizio, sul razzismo, sull' Apartheid. Un grande uomo, che sa conquistarsi il favore dei sui oppositori politici, calmo e profondo, con il carisma di un vero leader.
Devo ammettere che questo film mi ha stupito per la sua profondità e per il suo carattere; i protagonisti sono, finalmente, UOMINI. Mandela, con i suoi dubbi, con il suo carisma, con i suoi successi politici e i suoi fallimenti nella vita personale. Francois Pinar, l' "Invincibile" in realtà è un perdente all'inizio della storia. Dovrà faticare per portare la propria squadra alla vittoria finale. Lo sport come virile (il Rugby non può che esserlo) metafora della vita, dei contrasti umani e sociali. Questa pellicola mi ha piacevolmente stupito, nonostante le sequenze dedicate al gioco vero e proprio siano un po "anticinematografiche", il film appassiona e coinvolge molto. Clint Eastwood ha fatto un'altra volta centro!



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martedì 2 marzo 2010

Parnassus

Titolo: Parnassus-L'uomo che voleva ingannare il diavolo
Anno: 2009
Regista:Terry Gilliam
Con:
Heath Ledger: Anthony "Tony" Shepard
Christopher Plummer: Dott. Parnassus
Verne Troyer: Percy
Andrew Garfield: Anton
Lily Cole: Valentina Parnassus
Tom Waits: Mr. Nick
Johnny Depp: Tony (I trasformazione)
Jude Law: Tony (II trasformazione)
Colin Farrell: Tony (III trasformazione)
Peter Stormare: Presidente dell'Universo

Pellicola d'autore per nulla categorizzabile in un genere. Arte e scienza dell'immagine, della fantasia, del mistero e dell'essere umano. Parnassus è un uomo che sfida il diavolo, e lo fa servendosi dell'arma più potente di cui dispone: la propria mente. L'appellativo di Dottor Parnassus vuole essere un chiaro richiamo al Faust (e al Faustus), indice di una conoscenza reputata come massima nell'epoca storica in cui ci troviamo. La figura del dottore (non dottore in medicina o in legge o altro, ma esclusivamente dottore) potrebbe indicare un saggio, uno sciamano, un monaco e un sapiente. La lotta dell'uomo contro se stesso trascende ogni tempo come ci vuol far capire l'immortale dottore e il diavolo in realtà è la più scialba delle qualità umane. Intangibile, irremovibile, sempre presente e attiva. L'amore per la vita (non la propria) e le inquietudini del personaggio millenario salveranno il suo mondo, non colpevole dei tentativi di Parnassus di elevare l'essere umano a una condizione che non prescinda dal suo invalicabile limite di imperfezione. Un film appassionante, travolgente e curioso. Molto delicato e colmo di sfaccettature: l'apparenza è una grande tentazione. Cadervi è facile, uscirne per nulla. La furbizia non paga e la conoscenza non è mai totale.
Le sequenze nella mente di Parnassus sono splendide. Gilliam riesce a unire la tangibilità del mondo reale con la fluidità e il divenire dei cartoni, processi inconsci e costanti nella fantasia di ognuno ma di difficile riconoscimento e replica. Guardatelo!

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